USA: CLEMENZA PER I COWBOY, 117 ARRESTI PER I NATIVI #NODAPL.

Clemenza ai cowboy ultranazionalisti, oltre cento , feriti, cariche e violenze contro i nativi.

La giustizia , a dieci giorni dalle elezioni presidenziali dell’8 novembre, mostra ancora una volta tutto il suo classismo.

OREGON –  I cowboy di ultradestra che in Oregon avevano occupato per 41 giorni un edificio federale all’interno di una riserva naturale sono stati assolti dall’accusa di cospirazione. E’ il verdetto della giuria che ha scagionato il leader della rivolta Ammon Bundy e sei suoi seguaci, che con la loro protesta volevano ribadire che le ‘terre del West’ sono dei cowboy, in un mix di pseudopatriottismo e nazionalismo, contro l’istituzione di una maxiriserva naturale in cambio delle terre che gli stessi allevatori avevano illegalmente strappato ai nativi e occupato per decenni.

NO DAPL – Mano leggera quindi con i cowboy nazionalisti; mano pesantissima, invece, contro i nativi americani e i solidali contro al DAPL, il maxioleodotto del North Dakota contro cui da mesi è attivo un radicale e radicato movimento di lotta, il #NODAPL. Oltre cento manifestanti sono stati picchiati, gasati, minacciati con le armi e infine arrestati dalla polizia del North Dakota nei pressi del cantiere del contestatissimo oleodotto Dapl, a cui sui oppongono le tribu indiane delle grandi praterie del Nord degli Stati uniti. In totale 117 persone sono state arrestate.

Nella notte sulle forze dell’ordine sono proseguiti gli  tra varie centinaia di manifestanti e la polizia. Le forze dell’ordine hanno schierato veicoli ed equipaggiamenti militari, assieme a lacrimogeni, pepper spray, idranti, pallottole di gomma e granate stordenti per sgomberare i manifestanti che bloccavano due strade e che nel weekend si erano accampati su terreni privati acquistati dalla tribu sioux degli Standing Rock.  Cv0wHLqUIAAyrRv

Gli Standing Rock sostengono che l’oleodotto minaccia le fonti di acqua potabile e i siti di sepoltura degli antenati e hanno chiesto al presidente Obama di intervenire per fermare i lavori e lanciare un’indagine sugli “atti di violenza della polizia”. Due settimane fa il governo aveva richiesto di fermare i lavori, in una tentativo di alleviare le tensioni, nonostante la decisione del giudice di autorizzarne la prosecuzione.

Gli scavi erano ripresi l’11 ottobre. Il progetto di oleodotto della società Energy Transfer Partners ha provocato un crescente movimento di opposizione negli States da parte di tribu indiane, ambientalisti e difensori dei diritti dei nativi americani. L’oleodotto Dakota Access Pipeline, in sigla DAPL, attraverserà quattro stati portando il petrolio estratto in North Dakota, alla frontiera canadese, fino in Illinois.

La lotta che si è costruita in questi mesi ha di fatto ricomposto tutte le tribù dei nativi americani, anche quelle divise da rivalità e tensioni, che si sono di fatto riunite nella battaglia contro il DAPL.
Il movimento di protesta, però, travalica i confini delle tribù native americane ed è diventato un vero e proprio simbolo nazionale della lotta ambientalista. Una protesta che sta incalzando sempre di più Hilary Clinton, candidata del partito democratico per le presidenziali.

Sulla vicenda della lotta #NODAPL di nativi americani e attiviste-i ambientali e sociali abbiamo sentito Umberto Mazzantini, giornalista di Green Report, che sta seguendo la protesta. Ascolta o scarica.

Di seguito, un breve video sui motivi della lotta contro l’oleodotto Dakota Access Pipeline, il DAPL:

Qui sotto, invece, un video sugli scontri e la durissima repressione poliziesca contro nativi e solidali (dal portale di movimento Usa Unicorn Riot, che ha visto l’arresto di quattro mediattivisti da parte della Polizia solo per aver seguito la protesta):

https://player.vimeo.com/video/189249968

 

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