Comunicato di solidarieta a Leonard Peltier

COMUNICATO DI SOLIDARIETA A LEONARD. A ROMA IL 27 MARZO.

I compagni e le compagne della CGIL di Roma e del Lazio aderenti al documento
“Il Sindacato è un’altra cosa”, desiderano esprimere la loro solidarietà a
Leonard Peltier nativo americano di origine sioux-ojibwa attivo negli anni ‘70
nel movimento per i diritti dei nativi-americani, l’American Indian Movement.

Nel 1976 è stato accusato dell’uccisione di due agenti federali avvenuta il 26
giugno 1975 durante una sparatoria nella riserva di Pine Ridge, in Sud Dakota e
condannato sulla base di testimonianze che furono in seguito ritrattate, per
omicidio di primo grado a due ergastoli consecutivi.

Successivamente anche le perizie balistiche dimostrarono la sua estraneità al
duplice omicidio, ma, malgrado ciò, gli è sempre stata negata la riapertura del
processo, Leonard Peltier è un uomo accusato ingiustamente, un uomo che ha come
sua unica colpa di amare il suo popolo e l’intera umanita’ .

Leonard rappresenta quei guerrieri che amavano la madre terra, il sole, la
luna, gli animali, gli alberi, l’universo e dove tutto aveva un senso,
rappresenta la tradizione, la cultura, la religione, la filosofia del grande
popolo dei nativi americani, ma egli rappresenta anche noi, rappresenta la
lotta per la libertà, la giustizia, l’uguaglianza, i diritti, per questo noi
siamo al suo fianco.

Da anni, in tutto il mondo, milioni di persone si battono per ottenere la sua
scarcerazione.

In occasione della visita di Obama il 27 marzo prossimo a Roma, come compagne
e compagni del “Sindacato è un’altra cosa” di Roma e del Lazio, saremo in
piazza a fianco del Comitato di Solidarietà a Leonard Peltier.

Il genocidio di questi grandi popoli è ancora in corso, la lotta dei nativi
come degli afro-americani e di tutte le minoranze oppresse, prosegue sino ai
giorni nostri e Leonard che fu sempre un nativo cosciente sta pagando un prezzo
altissimo. Leonard Peltier ora ha 70 anni e come molti altri attende giustizia
da 38 anni, in un sistema che non ha nella propria giurisdizione nemmeno una
riga che preveda la riabilitazione del condannato, un sistema di barbari che si
dicono democratici.

Libertà e giustizia per Leonard Peltier.

Appuntamento a Roma il 27 Marzo.

OBAMA IN ITALIA? NOI CONTESTIAMO!

Contestiamo Barack Obama, come capo della guerra globale permanente, in piena continuità con i suoi predecessori, condivisa con l’Unione Europea e con il braccio armato della NATO. Una strategia che porta alla devastazione di popoli e Stati col pretesto dei “diritti umani”, portata avanti attraverso l’intervento militare “umanitario”, oppure contribuendo a scatenare guerre civili all’interno di territori di cui ci si vuole appropriare per motivi geopolitici

Contestiamo Barack Obama per dire NO alla militarizzazione del territorio e alle servitù militari. Per dire NO, insieme alla lotta NO MUOS, alla trasformazione della Sicilia in una portaerei statunitense. Perché vogliamo lo smantellamento di tutte le basi in territorio italiano e la fine della partecipazione dell’Italia alle missioni militari.

Contestiamo Barack Obama, per la pluridecennale detenzione di prigionieri politici nelle carceri Usa, a partire da Leonard Peltier, nativo americano detenuto da 38 anni, e Mumia Abu-Jamal, attivista nero detenuto da 32 anni

Contestiamo Barack Obama, per i negoziati del Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP) che il Governo degli Stati Uniti sta portando avanti con la Commissione Europea. Negoziati che sono parte di una guerra economica e sociale, che vuole smantellare diritti sociali, del lavoro, dell’ambiente e della cittadinanza. Un accordo che tutela la piena libertà di azione delle imprese multinazionali, sacrificando ambiente e beni comuni, servizi pubblici e salute, diritti e democrazia.

Per decidere insieme come mobilitarsi nei giorni della visita di Obama a Roma, invitiamo tutte le realtà sociali e di movimento all’assemblea

GIOVEDI 20 MARZO – ore 17:00 a Scup

No alla guerra globale!

No alle basi militari!

Stop TTIP! per rivendicare un altro modello sociale a partire dalla giustizia sociale e dalla riappropriazione dei beni comuni, dei diritti e della democrazia

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